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Consumo di suolo 2026: il Lazio tra le regioni con i maggiori incrementi. La prevenzione parte dalla conoscenza del territorio

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Il nuovo Rapporto ISPRA-SNPA evidenzia un’accelerazione del consumo di suolo in Italia. Nel Lazio pesano anche le trasformazioni legate agli impianti fotovoltaici a terra. A Roma Capitale circa 74 ettari di nuovo consumo nel 2025, al netto del fotovoltaico.

Il consumo di suolo continua a crescere in Italia, con conseguenze sulla funzionalità degli ecosistemi, sulla capacità dei terreni di assorbire le precipitazioni e sulla vulnerabilità dei territori.

È quanto emerge dal Rapporto Consumo di suolo, ecosistemi urbani e stato del territorio – Edizione 2026, realizzato dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) e presentato da ISPRA.

Nel 2025 sono stati consumati 102,4 km² di nuovo suolo naturale, equivalenti a circa 281.000 metri quadrati al giorno, con un ritmo medio di 3,2 metri quadrati al secondo. La superficie nazionale già occupata da edifici, infrastrutture e altre coperture artificiali ha raggiunto il 7,19% del territorio.

Il Lazio e le nuove trasformazioni del territorio

Il Lazio si colloca tra le regioni maggiormente interessate dal fenomeno, con un incremento particolarmente significativo nell’ultimo anno di monitoraggio.

I dati evidenziano il contributo dei nuovi impianti fotovoltaici a terra, che rappresentano una componente rilevante del consumo di suolo regionale.

La transizione energetica richiede pertanto un’attenta valutazione delle localizzazioni e delle caratteristiche dei territori interessati, privilegiando, ove possibile, le superfici già artificializzate e le soluzioni che consentono di preservare le funzioni naturali del suolo.

Roma Capitale: circa 74 ettari di nuovo consumo di suolo

Anche Roma Capitale continua a registrare nuove trasformazioni territoriali. Nel 2025 il consumo di suolo nel territorio comunale è aumentato di circa 74 ettari, al netto delle superfici destinate ai nuovi impianti fotovoltaici a terra.

Il dato richiama l’attenzione sull’importanza di orientare le trasformazioni urbane attraverso una conoscenza approfondita delle caratteristiche geologiche, geomorfologiche e idrogeologiche del territorio.

La progressiva artificializzazione delle superfici può ridurre l’infiltrazione delle acque meteoriche, aumentare il deflusso superficiale e aggravare le criticità dei sistemi di drenaggio urbano, soprattutto in occasione di precipitazioni intense.

Consumo di suolo e pericolosità idrogeologica

Particolarmente significativo è il dato nazionale relativo alle trasformazioni avvenute in territori già caratterizzati da condizioni di pericolosità.

Nel 2025 sono stati registrati 1.106 ettari di nuovo consumo di suolo in aree a pericolosità idraulica media e 707 ettari in aree a pericolosità da frana.

Si tratta di dati che confermano quanto sia importante integrare la conoscenza geologica nella pianificazione territoriale e nelle scelte di trasformazione del suolo.

L’impermeabilizzazione, la modificazione della morfologia dei terreni e l’alterazione delle condizioni naturali di drenaggio possono contribuire ad accentuare le criticità esistenti.

Rigenerazione urbana e recupero delle superfici artificializzate

Il Rapporto ISPRA richiama anche le opportunità offerte dalla rigenerazione urbana e dagli interventi di ripristino delle funzioni naturali del suolo.

La depavimentazione, la decompattazione e la rinaturalizzazione possono contribuire al miglioramento dell’infiltrazione delle acque, alla mitigazione delle temperature urbane e al recupero dei servizi ecosistemici.

L’Ordine dei Geologi del Lazio sottolinea la necessità di considerare il suolo non come una semplice superficie disponibile per nuove trasformazioni, ma come una risorsa naturale essenziale, la cui tutela richiede conoscenze scientifiche, pianificazione consapevole e valutazioni preventive delle condizioni di pericolosità.

Limitare il consumo di nuovo suolo e recuperare le superfici già compromesse significa intervenire sulle cause che possono aumentare la vulnerabilità dei territori, rafforzando la prevenzione e la sicurezza delle comunità.

Fonte: ISPRA-SNPA, Consumo di suolo, ecosistemi urbani e stato del territorio, Rapporto ambientale 50/2026.

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